Bye Bye Ankara

L’ospitalità accordata dal governo turco al presidente Sudanese Bashir rappresenta un nuovo ulteriore momento di conflitto tra Ankara e l’Occidente.

Negli ultimi mesi più volte il governo di Erdogan e Gul ha messo in atto comportamenti che lo stanno allontanando dall’Unione Europea come anche dalla NATO, organizzazione della quale la nazione anatolica è stata uno dei pilastri per mezzo secolo, ed ormai sembra che l’aspirazione ad essere ammessi nell’Unione Europea si sia raffreddata molto.

Uno dei maggiori ostacoli all’ingresso nell’Europa unita è stato sempre, spesso per mascherare altre problematiche, il mancato incontro dei criteri di Copenaghen, ovvero quelli che disciplinano gli standard dei diritti umani dei paesi membri dell’Europa. A questo erano strettamente connessi gli annosi problemi della discriminzaione dei Curdi ed il problema del mancato riconoscimento del genocidio armeno, che portava riflessi anche sulla vita interna turca.

Con questo governo di islamisti moderati che si presumeva intenzionati a superare le contraddizioni del senescente kemalismo, alcuni di questi problemi sembravano indirizzati verso una soluzione; di recente, nel silenzio pressocchè totale della stampa italiana, il governo ha fatto fallire o quantomeno ritardare il processo di pace in Kurdistan con nuove immotivate repressioni,  colpendo persino la marcia della pace che dal Kurdistan si dirigeva verso Ankara per cominciare un dialogo aperto e su basi nuove.

Oltre ad aver interrotto le collaborazioni con Israele ed aver lasciato mano libera a rigurgiti antisemiti di bassa lega, molto recentemente Erdogan ha tentato di sdoganare Ahmadinejad rilanciando i legami con l’Iran in questo momento nel quale il regime dei mollah è sotto scacco per svariati dossier.

Ed ora le porte aperte a Bashir, il boia del Darfur, e non solo, un personaggio a capo di un regime ventenanle fondato sul terrore e che ha fornicato con i radicali islamici della peggior risma; accompagnata a tutto ciò, una reazione stizzita verso l’Europa, che ora appare, o almeno dovrebbe apparire, ma con Bruxelles non si sa mai, più lontana.

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