Koestler, Frattini & gli Ayatollah

Arthur Kostler disse una volta che ad essere anticomunisti ci si trovava spesso in brutta compagnia.  Ad essere contrari agli ayatollah ed all’oppressivo regime da essi instaurato in Iran sulle ceneri di una rivoluzione, quella del 1979, che era inevitabile per via del dissennato dispotismo dello Shah e che non mancava, alle origini, di un contatto con una base larga del paese,  è lo stesso.

Ci si trova fianco a fianco con veterocomunisti che ancora aupicano una sommossa guidata dal Tudeh o dai Mujhaeddin del popolo, con individui che berciano di una superiorità dell’Occidente che non saprebbero esplicitare e che  certo non viene suffragata dalle loro capacità intellettuali.

E ci si trova con arnesi con Franco Frattini. Il vagheggino ex-socialista che rappresenta la prova che ormai i ministri degli esteri, stritolati tra le feluche che da sempre mal li sopportano, ed un sempre maggior protagonismo dei capi degli esecutivi che è tanto figlio di Locke quanto della mediatizzazione del consenso tipica dei nostri tempi, contano sempre meno e sono sempre meno autorevoli.

Egli ha pubblicamente sostenuto che quelle perpetrate in Iran sono violazioni di diritti fondamentali e che dunque le proteste italiane non sono interferenze negli affari interni dell’Iran.

Che il regime oggi al potere a Teheran sia una negazione di Dio in terra appare chiaro a chiunque abbia gli occhi per guardare,  ed altrettanto chiaro è che si devono ad ogni livello mettere in campo TUTTI i mezzi di interdizione possibile acchè i maggiorenti possano continuare indisturbati la loro azione violenta ed antidemocratica.

Ma francamente, anche se mai scordiamo che la politica è fatta di mediazioni ed è il regno del compromesso, appare fuori luogo tanta indignazione nonchè il richiamo a diritti universali da parte di un governo a più riprese, nella quasi indifferenza della stampa, contestato da svariati organismi internazionali (taluni anche irrisi e sbeffeggiati) come dal Santo Padre, per le politiche anti-immigratorie lesive degli stessi diritti come per l’acquiescenza dimostrata in episodi come quello di Rosarno o delle aggressioni ai Rom avvenute in Campania.

Dov’era tutta questa indignaazione quando sono stati trasmessi i filmati con i cadaveri di coloro che vengono, in virtù degli “accordi” con la Libia, rispediti nel deserto? Oppure quando quotidianamente il governo Israeliano li violava e li viola nei terroitori che continua a d occupare in spregio di risoluzioni ONU? Dov’era quando il Dalai Lama è stato in visita a Roma? O quando sono tornati, ignorati completamente da ogni governo di qualunque colore, i dissidenti cinesi?

Ministro, faccia più bella figura: si goda lo stipendio, ma taccia.

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