Già una volta ho raccontato della storia d’amore tra me ed i libri di Kerouac, ma voglio ritornarci in quanto da qualche giorno è un libreria l’edizione, leggendaria, del rotolo sul quale lo scittore di Lowell scrisse Sulla strada, l’immenso unico rotolo di 30 metri.
Io non sono normalmente un tipo che rilegge, se non di rado ed a pezzi, e poi credo, influenzato da quanto scrisse Eco in una postfazione ad una vecchia edizione del Nome della rosa, che il libro sia quello finito, che esce in libreria, un pò come non amo molto, al cinema, i director’s cut.
Quando venne portato in pellegrinaggio anche qui a Roma qualche anno fa decisi che non sarei stato a vedere il rotolo, ma ora che è pubblicato come faccio a non leggerlo, a non volere sapere cosa fanno davvero i personaggi? anche se questo significa pirandellianamente chiedersi se sono altri personaggi o sono gli stessi, e se questa è l’ennesima vita letteraria di persone esistite veramente, se quella letterariamente vera è questa o quella del romanzo come l’abbiamo sempre conosciuto.
Ma la voglia di risalire di nuovo lungo le strade di San Francisco con in tasca una bottiglia di Tocai o camminare ancora in sterminati prati di salvia con in tasca non un cellulare ma qualche indirizzo scribacchiato è troppo forte.